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Nel 1470 Borso D'Este firmò una concessione per far arrivare le acque del Canale dei Molini, che ai tempi scaricava nelle valli a nord di Lugo, fino a Fusignano, con lo scopo di alimentare il mulino di questo paese. L'intervento terminò nel 1472. Il Mulino di Fusignano era, però, in funzione anche negli anni precedenti, grazie ad un proprio canale proveniente dal Senio, il cui percorso, nel tratto iniziale, coincide con l'attuale via Caminello. Il nome caminello, infatti, significa condotto o chiavica, secondo una terminologia ancora in uso nel Settecento. Questo Caminello si dirigeva poi verso le valli a nord di Fusignano, sfruttando un paleoalveo del Senio, e il suo letto fu utilizzato dal Canale dei Molini. Come detto, le acque del Canale dei Molini si disperdevano poi nelle valli e da queste defluivano nel Po di Primaro, attraverso svariati cavi, fra i quali, nel Seicento, il principale risulta essere il Cavo Passetto o Canal Vela, costruito intorno al 1632. Il Canal Vela alimentava poi il Mulino del Passetto (o Mulino Spreti), l'unico opificio legato al Canale dei Molini, che non si trova direttamente lungo il suo percorso. Il Mulino del Passetto, oggi in rovina e di cui, a fatica, è possibile individuare ancora l'arco sotto il quale passavano le acque, ha avuto una storia travagliata. Il Marchese Spreti, per migliorare le prestazioni del mulino, fra il 1732 e il 1734 arginò il tratto a valle del canale, detto di "Comunicazione". Quest'operazione, dopo un po' di tempo, provocò le proteste degli abitanti di Lugo, Fusignano e Leonino (Alfonsine), perché questi lavori facevano "restar le acque stagnanti delle valli … impedendo il loro antico sfogo in detto Canale della Vela". Inoltre il Cavo del Passetto era sempre stato considerato uno scolo pubblico e, a seguito delle arginature, non espletava più la funzione di via d'acqua conducente alle valli. Nel 1736 la Sacra Congregazione delle Acque in Roma ordinò di ripristinare l'assetto precedente e nel tratto di Comunicazione furono fatti dei sistematici tagli degli argini, mentre il Mulino del Passetto fu alimentato da una sgarbata derivata da Taglio Corelli. L'opificio Spreti fu comunque abbandonato nel 1738 ed utilizzato solo come chiusa o chiavica e abitazione di un guardiano. Nell'Ottocento è ricordato, infatti, col nome di Chiavicone della Canalina. Dal 1939 al 1935 qui abitò Mario Cassani, primo sindaco di Alfonsine nel dopoguerra. Mario Cassani aveva svolto un ruolo importante nel periodo della resistenza ai fascisti e ai tedeschi, organizzando, in collaborazione col Partito Comunista locale e con alcune famiglie contadine del Passetto, una rete di partigiani che controllavano questa zona. Tornando al Canale dei Molini, fra il 1784 e il 1786 la Pontificia Commissione delle Acque in Bologna si occupò, fra le altre cose, del tratto terminale del Canale. Dall'incrocio con il Canal Vela, verso nord, fu sottoposto a drizzaggi ed arginature e fu scavato un nuovo tratto per congiungerlo con l'alveo abbandonato del fiume Santerno. Questa situazione è rimasta immutata fino ad oggi. Gli unici cambiamenti avvennero nel 1928, con l'escavo del Canale di bonifica in Destra Reno, sotto il quale fu costruita una Botte che permetteva al Canale dei Molini di continuare a scaricarsi nel Reno. Solo nel 1972 la Botte fu abbandonata e il Canale dei Molini fu fatto scaricare nel Canale in Destra Reno. Con la costruzione del Canale di Bonifica, anche il Chiavicone fu abbandonato. Ancora nel 1990, prima del crollo, si notava ancora l'impronta lasciata sul terreno dalla Canalina nei pressi del Chiavicone. Attualmente il terreno è stato livellato e del più vecchio edificio di Alfonsine resta solo un rudere fatiscente.
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